Flipped Classroom: una via d’accesso alla Didattica a Distanza

31 Maggio

by disautomatizzatori
Flipped Classroom: una via d’accesso alla Didattica a Distanza

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Anni di dibattiti sull’introduzione delle nuove tecnologie nella didattica hanno visto schierarsi una molteplicità di posizioni, dalla loro adozione entusiastica alla difesa ostinata dei metodi più tradizionali. La pandemia ha però costretto l’intero sistema dell’istruzione a rimodellarsi in formato digitale: docenti, studenti e genitori hanno improvvisamente dovuto affidare a quest’unico medium le reciproche modalità di relazione, sperimentandone opportunità e limiti. 

Quali spunti ci sta dunque offrendo quest’esperienza per ripensare la scuola, anche una volta passata l’emergenza COVID-19?

Le questioni aperte sono molte: da come superare le disparità di mezzi e di competenze che esistono sia tra gli studenti che tra gli insegnanti, fino alla sfida di ricreare l’ambiente sociale di una classe nonostante la distanza fisica.

Problematiche apparentemente diverse che si riassumono nell’interrogativo di come far sì che il messaggio educativo raggiunga tutt*, interpretando il medium impiegato e ripensando di conseguenza la forma dell’attività umana da svolgere. 

Ciò significa non soltanto investire in un’adeguata preparazione tecnica degli insegnanti, ma soprattutto sviluppare un più ampio progetto di cultura digitale, che è purtroppo mancato negli ultimi anni. La sfida maggiore è quella di elaborare nuovi paradigmi di apprendimento che tengano conto, in modo autenticamente consapevole, delle caratteristiche del digitale, valorizzando così le risorse cognitive degli studenti. 

La pratica delle flipped classroom, già sperimentata in tempi non emergenziali, può offrire il format adatto per creare lezioni con un concept interattivo e collaborativo, che non costringa gli studenti a rimanere a lungo in maniera passiva davanti a uno schermo.

In questa modalità il tempo tradizionalmente riservato alla lezione frontale dell’insegnante viene ridotto in favore dell’apprendimento attivo, momento in cui lo studente può esplorare in autonomia materiali come letture, video, file audio, registrazioni di attività laboratoriali.

Il tempo passato in aula, fisica o virtuale che sia, serve invece a rendere attive le conoscenze che gli studenti hanno acquisito, tramite attività di problem solving cooperativo, laboratori, produzioni ed esposizioni.

Nel fare ció la flipped classroom sfrutta le potenzialità del digitale per scomporre la lezione in più momenti e pone le basi affinché gli studenti possano beneficiare della pluralità di format a disposizione, sia per la ricerca di soluzioni e risposte, sia per la presentazione dei loro risultati all’insegnante e alla classe.

Non mancano tra l’altro pareri che suggeriscono come tale approccio renda più semplice progettare percorsi didattici mirati, ad esempio per studenti con Bisogni Educativi Speciali o Disturbi Specifici dell’Apprendimento.

Se dopo l’esperienza della didattica online in quarantena sará naturale voler esplorare modalità diverse di apprendimento, sarà importante capire come preservare la dimensione della socialità e del rapporto tra pari, un aspetto cruciale soprattutto per quegli studenti che si trovano in situazioni personali o culturali difficili. 

In conclusione, è soltanto attraverso un’adeguata reinterpretazione del ruolo dell’insegnante che le tecnologie digitali possono contribuire ad innovare il sistema scolastico.

La flessibilità nella gestione del tempo personale permessa dall’accesso asincrono alle risorse di apprendimento tramite i canali digitali non deve però aprire la strada a una riduzione del tempo trascorso nei luoghi scolastici, che sono invece la garanzia più forte che abbiamo contro l’amplificazione delle diversità socioeconomiche.

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