10 domande per ripensare la didattica dopo l’emergenza COVID-19

10 Giugno

by disautomatizzatori
10 domande per ripensare la didattica dopo l’emergenza COVID-19

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L’emergenza COVID-19 è stata l’occasione per far dialogare le pratiche digitali, già sperimentate a scuola in questi anni, con la didattica a distanza, in maniera cosí diffusa che è impossibile non chiedersi cosa conservare di questa esperienza.

Vorremmo costruire insieme a voi un percorso di riflessione: student*, universitar*, genitori e insegnanti, vi chiediamo di condividere con noi le vostre impressioni sulla DaD con un commento o via mail a info@krino.org, lasciandovi ispirare dagli interrogativi che vi proponiamo o da altri che avete in mente. 

Innanzitutto, ci sembra importante esplorare come si sia trasformata la dimensione interpersonale di apprendimento all’interno del nuovo medium digitale.

  1. L’esperienza scolastica è fatta di contenuti, ma soprattutto di relazioni: cosa è cambiato con la Didattica a Distanza?
  2. Come riformare davvero il sistema scolastico attraverso le tecnologie digitali, riconoscendole non come soluzioni innovative di per sé ma discutendone il ruolo all’interno del processo di apprendimento?
  3. Come avverrà la scelta delle tecnologie da adottare? Si favoriranno sistemi aperti o proprietari? Chi sarà designato alla progettazione e allo sviluppo di questi strumenti? 
  4. Come è possibile mantenere e coltivare il rapporto tra scuola, università e territorio a distanza? Come garantire l’accesso di student* e cittadin* ai luoghi e alle risorse della cultura e della ricerca?
  5. Le modalità di didattica e verifica a distanza hanno, seppur involontariamente, accolto le istanze di categorie di student* come lavoratrici e lavoratori, genitori o care-giver. Come poter standardizzare e mettere a sistema queste buone pratiche?

Con la quarantena alcune distanze sono aumentate, altre si sono forse accorciate.

Un’altra serie di domande riguarda quindi gli aspetti socio-economici che determinano il tipo di tecnologie in possesso di ciascun*, così come le capacità di sceglierle e usarle, e la diversa disponibilità di connessioni a banda larga sul territorio nazionale. Elementi che influenzano in  modo decisivo le possibilità di accesso ed interazione all’interno dell’ambiente didattico digitale.

  1. Come approcciarsi alla diversità di risorse e strategie dei diversi istituti scolastici? 
  2. Come affrontare il digital divide fisico, per garantire che ciascun* possa collegarsi attraverso un’infrastruttura adeguata?
  3. Come affrontare il digital divide culturale? I docenti hanno certamente gli strumenti critici per scegliere libri di testo e materiali, ma sanno tutti ugualmente selezionare  in modo critico una piattaforma digitale piuttosto che un’altra? È giusto che tale scelta ricada sul singolo o dovrebbe invece essere inclusa nelle linee guida ministeriali?
  4. Come evitare  che le diseguaglianze socio-economiche degli studenti siano amplificate? 
  5. In che modo riconoscere e trattare le differenze, come i bisogni specifici di apprendimento, le disabilità o il fatto di non essere madrelingua italian*? È possibile ripensare il lavoro di inclusione operato dalle e dagli insegnanti di sostegno nella dimensione didattica e sociale del sistema classe digitalizzato?

Infine se, come crediamo, “le istituzioni scolastiche [incluse quelle universitarie, sottolineiamo noi] sono il primo luogo in cui si impara a stare al mondo”, dove cioè si costruisce e rinnova il concetto stesso di cittadinanza, ci chiediamo se sia possibile rispondere agli interrogativi che abbiamo proposto in modo indipendente dal più grande interrogativo sul tipo di cittadinanza digitale che ci aspettiamo.

In altre parole: è possibile pensare a un modello di scuola digitale senza contestualmente interrogarsi su un modello di società digitale? 

Leggi l’articolo che ci ha accompagnato nelle riflessioni di questo CuBit